Jun 26 2008
Unicredit: piano 2008-2010 punta a crescita annua eps del 10-12%
Unicredit: piano 2008-2010 punta a crescita annua eps del 10-12%
Unicredit ha comunicato che il consiglio di amministrazione ha approvato il piano strategico 2008-2010. Nell’area del Centro ed Est Europa (CEE) il gruppo realizzerà una significativa espansione della rete, mentre nei mercati dell’Europa Occidentale l’attenzione sarà puntata su razionalizzazione, efficienza e controllo dei costi. Nel periodo preso in esame è prevista una crescita annua dei ricavi del 6,7% e dei costi del 3,4%. Il cost/income dovrebbe calare dal 56 al 51% mentre i profitti per azione (eps), escludendo gli utili straordinari, dovrebbero aumentare del 10-12% annuo (Cagr). E’ quindi attesa una rilevante creazione di valore: l’Eva crescerà nei prossimi tre anni di oltre il 60% raggiungendo 4,8 miliardi di euro. Per l’esercizio in corso il gruppo ha confermato l’obiettivo di un eps di 0,52-0,56 euro.
Usa: Fed lascia tassi al 2%, preoccupa inflazione
La Federal Reserve ha comunicato che il comitato direttivo ha deciso di lasciare i tassi d’interesse invariati al 2%. La decisione è stata presa con il voto contrario di Richard Fisher, presidente della Fed di Dallas, che si è detto favorevole per un aumento immediato del costo del denaro per fronteggiare le maggiori pressioni inflazionistiche. “Anche se restano i rischi al ribasso per la crescita economica, questi sembrano essere diminuiti. Sono aumentati invece i rischi per un aumento dell’inflazione e delle aspettative d’inflazione” ha sottolineato la Fed nel comunicato che ha accompagnato la decisione.
Research in Motion: utile trim1 vola a 482,5 mln USD, delude outlook trim.2
Research in Motion ha reso noto di avere chiuso il primo trimestre dell’esercizio in corso con ricavi pari a 2,24 mld di dollari, in crescita rispetto agli 1,1 mld del corrispondente periodo dello scorso anno, e con un utile netto in aumento del 116% a 482,5 mln, pari a 84 cents per azione. Gli analisti avevano previsto in media un utile per azione di 85 centesimi. Per il secondo trimestre la società ha stimato ricavi compresi tra 2,55 e 2,65 mld di dollari e un utile per azione tra 84 e 89 centesimi. Tale indicazioni si sono rivelate inferiori alle aspettative degli analisti e il mercato ha punito il titolo in after hours.
Oracle: utile netto trim.4 +27% a 2 mld, atteso rallentamento vendite in trim.1
Oracle ha reso noto di avere chiuso il quarto trimestre dell’esercizio con ricavi pari a 7,2 mld di dollari, in crescita rispetto ai 5,9 mld del corrispondente periodo dello scorso anno, e con un utile netto, escluse le componenti non ricorrenti, in aumento del 27% a 2 mld, pari a 47 centesimi per azione. Entrambi i dati sono migliori delle attese degli analisti. Le vendite di nuove licenze software sono aumentate del 27% a 3,14 mld di dollari. Per il trimestre in corso la società ha previsto un rallentamento delle vendite di nuove licenze a causa di fattori stagionali e di un contesto economico piuttosto difficile: la crescita è attesa tra il 10 e il 20%.
Nike: utile netto trim.1 +12% a 490,5 mln USD
Nike ha reso noto di avere chiuso il quarto trimestre dell’esercizio fiscale con un utile netto in aumento del 12% a 490,5 mln di dollari, pari a 98 centesimi per azione. Gli analisti avevano previsto in media un utile per azione di 96 centesimi.
Chiusura Borse Usa
Dopo i ribassi delle ultime sedute, Wall Street è riuscita ad archiviare un timido recupero aiutata dalla frenata delle quotazioni del greggio (ha chiuso a 134,55 USD) innescata dai dati settimanali sulle scorte di petrolio negli Usa (+800 mila barili contro attese pari a -900 mila): il Dow Jones ha guadagnato lo 0,04% a 11.811,8 punti, il Nasdaq l’1,39% a 2.401,3 punti e lo S&P 500 lo 0,58% a 1.322 punti. L’attenzione degli operatori è stata catalizzata dalla Fed: la Banca Centrale americana ha deciso di lasciare i tassi d’interesse invariati al 2%, ma ha confermato le preoccupazioni per le crescenti pressioni inflazionistiche preparando di fatto il terreno per possibili aumenti del costo del denaro nei prossimi mesi nonostante la debolezza dell’economia statunitense (gli ordini di beni durevoli a maggio hanno mostrato una variazione nulla e le vendite di nuove case sono diminuite del 2,5%). Tra i titoli che si sono messi in evidenza segnaliamo: Boeing (ha perso il 7% dopo l a decisione di Goldman Sachs di tagliare il giudizio sulla società a sell da neutral), Monsanto (ha ceduto il 3,1% nonostante risultati trimestrali in forte crescita) e General Mills (ha archiviato un -1,9% dopo avere annunciato un calo dell’utile trimestrale).
Dati di chiusura
In attesa delle decisioni di politica monetaria della Fed, i listini del Vecchio Continente sono riusciti a mettere a segno un deciso rimbalzo aiutati dal calo del prezzo del petrolio, sceso sotto i 133 dollari al barile dopo la pubblicazione dei dati sulle scorte settimanali negli Usa (+800 mila barili contro attese pari a -900 mila): a Milano il Mibtel ha guadagnato l’1,35%, a Francoforte il Dax ha registrato un +1,25%, a Londra il Ftse100 ha messo a segno un +0,56% e a Parigi il Cac40 ha archiviato un +1,40%. La brusca discesa delle quotazioni del greggio ha contribuito ad allentare le tensioni sul fronte inflazione e fatto scattare le ricoperture sui titoli maggiormente penalizzati di recente, a partire dagli industriali. A Piazza Affari Fiat ha guadagnato il 4,58%, Finmeccanica il 7,81%, Impregilo l’8,14%, Prysmian il 4,45% e Luxottica il 7,82% (ha confermato i target per l’esercizio in corso). Discreti rialzi sono stati registrati anche tra i bancari: Bca Pop Milano ha messo a segno un +2,75%, Bca Mps il 3,07%, Banco Popolare il 3,37% e Unicredit l’1,75%. Nemmeno le dichiarazioni rilasciate dal presidente della Bce davanti al Parlamento europeo sono riuscite ad innervosire gli operatori: Trichet ha ribadito che i rischi sono al rialzo per l’inflazione e che è probabile un aumento del costo del denaro (ha però sottolineato che non si tratta del primo di una serie di rialzi). Sul mercato valutario il cambio euro/USD si è mosso tra 1,5550 e 1,56: i traders hanno preferito rimanere alla finestra in attesa di conoscere le mosse della Federal Reserve sui tassi d’interesse negli Usa. I dubbi degli operatori non riguardano tanto le decisioni di questa sera (le aspettative sono per tassi fermi al 2%) quanto l’orientamento futuro della Banca Centrale americana, che si trova nella scomoda posizione di scegliere tra il rischio di un’inflazione fuori controllo (mantenendo il costo del denaro basso) e quello di una profonda recessione (alzando il costo del denaro).
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