Jun 25 2008
Luxottica: confermati target 2008
Luxottica: confermati target 2008
Luxottica ha annunciato che giovedì 26 giugno terrà una conference call con la comunità finanziaria per illustrare le dinamiche del nuovo Gruppo nato con l’ingresso di Oakley. La società ha anticipato che durante la conference call verranno fornite indicazioni sul secondo trimestre dell’anno e confermate le previsioni precedentemente annunciate per l’intero 2008.
Fiat: acquistate 2,86 mln di azioni ordinarie a 10,83 euro
Fiat ha reso noto di avere acquistato ieri 2.860.000 azioni ordinarie proprie al prezzo medio unitario di 10,8396 euro. L’operazione rientra nell’ambito del programma di acquisto azioni proprie varato nell’aprile 2007 e rinnovato lo scorso 31 marzo. Dall’aprile 2007 la società ha acquistato 34,4 milioni di azioni ordinarie per un investimento complessivo di 634 milioni di euro.
MolMed: accordo con Avecia per produzione di Arenegyr
MolMed, società biofarmaceuticà focalizzata sullo sviluppo di nuove terapie antitumorali, ha comunicato di avere sottoscritto un accordo con Avecia Ltd per la produzione di Arenegyr, il nuovo farmaco antitumorale della società attualmente in sperimentazione clinica di Fase I e II in diversi tipi di tumori solidi. Avecia ottimizzerà ulteriormente il processo di fabbricazione del farmaco su scala industriale e produrrà Arenegyr per le previste sperimentazioni cliniche di Fase III presso l’impianto di Avecia Biologics a Billingham. MolMed disporrà così di un processo di fabbricazione adeguato a supportare la futura commercializzazione del farmaco.
Erg: JP Morgan alza target price a 16,5 euro
JP Morgan ha reso noto di avere alzato il prezzo obiettivo di Erg a 16,5 euro dai 15,2 indicati in precedenza.
Fondiaria-Sai: Goldman Sachs alza giudizio a neutral
Goldman Sachs ha reso noto di avere alzato il giudizio su Fondiaria-Sai a neutral da sell.
Chiusura Borse Usa
Si è chiusa un’altra giornata difficile per Wall Street, nel corso della quale l’operatività è stata condizionata dalla nuova fiammata del greggio (tornato a testare i 138 dollari al barile) innescata dalle tensioni tra Iran ed Israele, e dalle preoccupazioni per le critiche condizioni dell’economia americana (i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 15,3% ad aprile nelle 20 maggiori aree metropolitane Usa; l’indice che misura la fiducia dei consumatori statunitensi è sceso ai minimi dal 1992): il Dow Jones ha perso lo 0,29% a 11.807,4 punti, il Nasdaq lo 0,73% a 2.368,28 punti e lo S&P 500 lo 0,28% a 1.314,3 punti. In questo contesto sono aumentati i dubbi dei traders sull’orientamento di politica monetaria della Fed: nelle ultime settimane diversi esponenti della Federal Reserve hanno manifestato i loro timori per le forti pressioni inflazionistiche innescate dai prezzi record delle commodities; allo stesso tempo, però, si sono detti preoccupati per il rallentamento del la crescita economica determinato dai problemi del mercato immobiliare e del credito. Gli operatori danno per scontato il fatto che questa sera la Banca Centrale Usa lascerà i tassi fermi al 2%; le incertezze sono legate, invece, alle prossime mosse. La contemporanea presenza di problemi dal lato dei prezzi e da quello della crescita economica (il pericolo stagflazione è quindi concreto) mette la Fed nella scomoda posizione di scegliere tra il rischio di un’inflazione fuori controllo (mantenendo il costo del denaro basso) e quello di una profonda recessione (alzando il costo del denaro). Segnali poco incoraggianti sulle prospettive della congiuntura statunitense sono arrivati anche dal fronte societario: Ups (-6,1%) ha rivisto al ribasso le stime sull’utile del secondo trimestre e Dow Chemical (-2,76%) ha annunciato un aumento dei prezzi dei propri prodotti a causa dei maggiori costi delle materie prime, segno che le società iniziano a trasferire gli incrementi dei prezzi al la produzione sui clienti (alimentando così le pressioni inflazionistiche). Si è mossa in netta controtendenza Kodak con un +13,6% grazie al buyback annunciato. Hanno recuperato terreno anche i finanziari dopo le vendite degli ultimi giorni: Citigroup ha guadagnato l’1,26%, Bank of America il 2,86%, JP Morgan il 2,31% e Lehman Brothers il 6,80%.
Dati di chiusura
Si è chiusa un’altra giornata difficile per i mercati azionari europei, nel corso della quale l’operatività è stata condizionata dalla nuova fiammata del greggio (tornato a testare i 138 dollari al barile) innescata dalle tensioni tra Iran ed Israele, e dalle preoccupazioni per le critiche condizioni dell’economia americana (i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 15,3% ad aprile nelle 20 maggiori aree metropolitane Usa; l’indice che misura la fiducia dei consumatori statunitensi è sceso ai minimi dal 1992). In questo contesto sono aumentati i dubbi dei traders sull’orientamento di politica monetaria della Fed: gli operatori danno per scontato il fatto che domani la Banca Centrale Usa lascerà i tassi fermi al 2%; le incertezze sono legate, invece, alle prossime mosse. Nelle ultime settimane diversi esponenti della Federal Reserve hanno manifestato i loro timori per le forti pressioni inflazionistiche innescate dai prezzi record delle commodities; allo stesso tempo, però, si sono detti preoccupati per il rallentamento della crescita economica determinato dai problemi del mercato immobiliare e del credito. Il pericolo stagflazione ha spinto gli investitori a chiudere le posizioni: a Milano il Mibtel ha perso lo 0,81%, a Francoforte il Dax ha registrato un -0,81%, a Londra il Ftse100 ha ceduto lo 0,57% e a Parigi il Cac40 ha archiviato un -0,83%. Le vendite hanno colpito soprattutto i titoli delle società maggiormente legate al ciclo economico. A Piazza Affari Fiat ha perso il 7,93%, Prysmian il 4,31%, Luxottica il 3,37% e Mondadori il 2,63%. Si sono difesi i telefonici con Telecom Italia che ha archiviato un +1,99%. Si sono mossi in controtendenza i finanziari dopo i ribassi delle ultime sedute: Bca Mps ha guadagnato il 5,20%, Mediobanca l’1,34% ed Unipol il 2,16%. Hanno chiuso in calo, invece, gli energetici: A2A ha ceduto il 3,16%, Enel il 2,37% ed Eni lo 0,92%. Si è messa in luce Saipem con un +1,37% grazie al contratto da 1 mld di euro ot tenuto per la posa del gasdotto Nord Stream. Sul mercato valutario l’euro è tornato a superare quota 1,56 contro il dollaro approfittando dei deboli dati sulla congiuntura Usa.
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